salmi imprecatori

19 ottobre 2009

nella bibbia non è infrequente trovare invocazioni per la morte del nemico. nel libro dei salmi  ve ne sono alcuni definiti appunto imprecatori, che augurano la morte cruenta dei nemici, auspicando che anche i loro figli siano maciullati con le pietre. la chiesa cattolica ha adottato questo libro per la preghiera quotidiana dei fedeli, espungendone i versetti più imbarazzanti per il trattamento che viene invocato per i nemici. 

il problema che si sono posti gli interpreti del testo biblico non è molto diverso da quello che si pongono investigatori e giudici nei confronti di coloro che pronunciano minacce di morte: verificare se esse provengono da soggetti che, sia pure in forma embrionale e confusa, fanno seguire attività tendenzialmente idonee a portare ad effettivo compimento le minacce.

nel caso del testo biblico gli esegeti fanno notare che tali minacce – se si tiene conto delle circostanze storiche in cui viene datata la redazione finale del testo – erano niente più che lo sfogo verbale di fedeli disperati, esuli, dispersi, poveri, oppressi e maltrattati, umiliati e disprezzati, che difficilmente avrebbero potuto far seguire attività concrete per mettere a morte i propri nemici.

le cronache di questi giorni, nel riportare la perorazione alla monarcomachia virtuale, ci dicono che essa era preceduta dall’invocazione “santo cielo!”: se così fosse potremmo classificare lo sfogo del giovane vignolese come salmo imprecatorio, nell’accezione di preghiera degli “impotenti”, tenuto anche conto della sua iscrizione al PD.

meno male che binetti c’è

14 ottobre 2009

3 uomini magrebini hanno aggredito e insultato 2 ragazze che si stavano baciando in un bar gay di padova. pare che 1 dei 3 – che hanno scaraventato a terra le ragazze -le abbia insultate dicendo che l’amore omosessuale dovrebbe essere punito con la lapidazione. Il PD smentisce che siano iscritti.

sillogismi 2

8 ottobre 2009

1. il presidente del consiglio in carica ha delle pendenze con la giustizia penale per l’attività di imprenditore privato
2. il parlamento approva una legge per evitare che sia processato nel corso del mandato politico
3.il presidente della repubblica la promulga
4. ai giudici penali sembra un po’ incostituzionale processare presunti correi, escludendo dal giudizio il presidente del consiglio
5. la corte costituzionale rileva la illegittimità costituzionale della legge
6. il presidente del consiglio ritiene che la corte costituzionale è di sinistra, il presidente della repubblica è di sinistra, la costituzione è di sinistra

7. il presidente del consiglio è di destra e se ne frega della costituzione, della corte costituzionale e del presidente della repubblica.

parità/disparità

8 ottobre 2009

Il cardinale arcivescovo, aprendo il Materna day, aveva affermato: “ In un’epoca di universalismo astratto la strada giusta è quella di offrire ad ogni soggetto capace la possibilità di fare una proposta educativa seria e chiara: e affinché non si limiti la la libertà di scelta ad una dichiarazione di principio, per rendere veramente libera la scelta, servono soldi”.

Il vescovo ausiliare con la consueta franchezza ha specificato:”se c’è una torta, il 30%  di quella torta va messo per le scuole cattoliche”.

Il CAD (Comitato associazioni disabili) di Bologna ha reso pubblici i dati sulla presenza di bambine e bambini stranieri nelle scuole pubbliche ( 40 % ) e negli istituti cattolici (3 %) e delle bambine e dei bambini portatori di handicap certificato nelle scuole pubbliche(128 su 5200 pari al 2,46 % ) e in quelle paritarie, quasi tutte gestite da soggetti cattolici ( 14 su 1700 pari allo 0, 82%).

Il presidente della FISM (federazione delle scuole cattoliche) di Bologna: possono esserci problemi quando lo stato non ci da i docenti di sostegno e copre solo 934 euro l’anno per alunno certificato. Non ci risultano alunni respinti, ma stiamo già lavorando per invertire la tendenza. (Fonte L’Unità)

Sillogismi

8 ottobre 2009
  1. la costituzione italiana garantisce e tutela in più articoli la libertà religiosa e le sue espressioni, anche di abbigliamento purché non contrarie all’ordine pubblico e al buon costume;

  2. i parlamentari della lega nord cota & al. hanno presentato una proposta di legge che punisce severamente chi in luogo pubblico indossa per motivi religiosi abiti che rendano difficoltosa la identificazione;

  3. il grande imam mohammad tantawi, somma autorità religiosa dei musulmani sunniti, dell’università islamica al azhar de il cairo, sostiene che il niqab, velo integrale, non è assolutamente un precetto religioso comandato nel corano;

  4. se verrà approvata la proposta cota le donne musulmane che indosseranno il velo non potranno essere punite in base ad essa, ma potranno sempre essere arrestate come terroriste in base alla cd legge reale degli anni di piombo sul travisamento in luogo pubblico.

Il velo della stupidità

25 settembre 2009

A Milano una signora per bene, che ne ha passate tante, offesa nella sua italianità e cattolicità è andata a strappare il velo alle donne musulmane che si recavano alla festa di fine ramadan. A lei, ai suoi amici e camerati esagitati dedichiamo la lettera di suor silviamaria.

A fine agosto mi trovavo a Modena in auto, sulla circonvallazione Ad un semaforo rosso mi sono fermata sulla corsia di svolta, in attesa del verde. Alla mia sinistra si è affiancata e fermata un auto di grossa cilindrata con a bordo due uomini. Uno di loro, il viaggiatore accanto all’autista, dal finestrino aperto per il caldo, a distanza quindi di pochi centimetri da me, mi ha gridato in faccia: “Ti venisse un cancro a te e a Maometto ..” e ha aggiunto qualcosa che non ricordo con precisione come andatevene tutti o qualche cosa del genere.

Evidentemente, avendo visto solo il nostro abbigliamento un po’… orientale, e non avendo visto la croce davanti mi aveva scambiato per un’araba mussulmana…

Io stavo per rispondere “Grazie, quanto al cancro l’ho già, ma quanto a Maometto non so cosa c’entri”…  poi ho avuto paura che per risposta bestemmiasse e allora ho preferito tacere anche se, confesso, con una certa fatica. Stavo recandomi appunto al Policlinico di Modena per gli esami da fare per il controllo periodico allo IEO (Istituto Europeo di Oncologia) di Milano…

Ti confesso che una ridda di sentimenti mi si è scatenata nell’anima e mi è difficile riassumerli. Una grande, profonda umiliazione e vergogna come italiana, come cristiana e come suora di fronte a questi miei fratelli, se cristiani o credenti non so, ma certo italiani, così esasperati di fronte all’ “altro” da giungere ad augurare a una povera vecchia sconosciuta quale dovevo apparire loro (anche se non ci penso ho compiuto i 70 anni qualche giorno fa…) solo perché la ritenevano straniera e mussulmana un male del genere. Ho avuto l’impressione di una violenza e di un odio gratuito (Mi odiano senza ragione dice il salmo) che mi ha spaventato e mi ha fatto sentire in colpa verso tutti questi che bussano alla nostra porta e ricevono in cambio odio e disprezzo. Sono giunta, mentre varcavo la soglia dell’ospedale, a ringraziare di essere stata io colpita da quel male al posto della sconosciuta cui lo auguravano, quasi una “riparazione” verso gli “esclusi”.

Non voglio fare della poesia o della retorica, ma devo dire che questo incontro non mi ha lasciato indifferente, anzi mi ha segnato dentro e me ne sento responsabile. Per questo, pur non essendo nel mio stile, avrei accettato, potendo, di portare questa testimonianza direttamente, se solo poteva aiutare in qualche direzione. La mando a te perché se credi tu ne faccia l’uso che vuoi.

Devo però aggiungere un episodio (… al contrario!) di questi ultimissimi giorni. Questa volta ero a Bologna, sempre in macchina e sempre ferma a un semaforo. All’improvviso, giostrando fra le macchine in attesa, mi è giunto alle spalle uno dei tanti extracomunitari che distribuiscono i giornali gratuiti e mi ha salutato con un gioioso “Sabah al heir!”(mattino di bene) tendendomi una copia del giornale, italiano ovviamente, al che l’ho preso rispondendo con gioia, e quasi lo avrei abbracciato  “Sabah al nur, sukhran Ktir!” (mattino di luce, e mille grazie). “

Parrocchia e pandochia

16 settembre 2009

Un presbitero bolognese aveva concesso un locale della parrocchia ad un coro composto da persone omosessuali. La cosa, più che per lo scandalo, aveva fatto notizia come curiosità e arsura estiva. Poi il padrone di casa, il vescovo, ha ricordato al parroco una lettera ai vescovi, scritta nel 1986 dall’allora prefetto della congregazione per la la dottrina della fede, in cui alla possibile ferita alla giustizia e alla carità nei confronti delle persone omosessuali, si contrappongono quelle di chi può fraintendere e scandalizzarsi. E il parroco a malincuore ha dovuto richiudere la porta.

Ovviamente il tema è di quelli delicati e urticanti per la chiesa o almeno per gli ecclesiastici proprietari degli immobili. Certo non si può pretendere che essi concordino con quella parte della moderna esegesi che tende a vedere nel peccato di sodoma la gravità dell’inospitalità violenta, più che le pratiche sessuali dei suoi abitanti. E neppure gli si può chiedere di far proprio l’interrogativo angosciato che un anziano monaco – non certo sospettabile di posizioni lassiste!- poneva nel 1994 al vescovo di Pordenone e al suo clero che lo avevano invitato a parlare sui problemi più urgenti di aggiornamento della presenza cristiana nella società.

“E così oggi sentiamo parlare di altri valori o di altre battaglie (l’omosessualità e così via), ma chi dà un pensiero adeguato, che possa veramente, in maniera nuova e creativa, smontare le obiezioni contrarie? Qual è il tipo di nuova cultura che può opporsi a questo? E se ci si oppone, come ci si oppone? Con una resistenza che sa di retroguardia, che sa di imparaticcio, che sa di ripetizione di luoghi comuni; e che invece bisogna completamente reinserire nel quadro organico di una cultura adeguata. Se no, che cosa si fa? Si fa, si tenta di fare un regime di salvataggio dei residui della cristianità senza più l’integrazione organica del pensiero che la sorreggeva. E perciò si è destinati sicuramente alla sconfitta”.

Ma forse don nildo non pensava di fare ammodernamenti, semplicemente ha aperto a coloro che bussavano. Gli hanno detto di richiudere la porta. Ha obbedito per la porta, ma non per il cuore, che siamo certi, resta ospitale.

Iconoclastia

15 settembre 2009

Impazza l’ennesimo dibattito sui graffiti. E’ l’argomento dell’agenda e tutti fanno il compitino. Si ripetono stancamente le proteste per il vandalismo grafico, vera emergenza della percezione di sicurezza dei cittadini per bene. Segue dibattito con critici d’arte, estimatori e detrattori. I primi preoccupati della distinzione tra iconografia e vandalismo grafico, i secondi amanti degli imbianchini che riportano all’antico splendore le vie della città, i primi accusano di iconoclastia i secondi e  vorrebbero salvare le presunte opere d’arte,spostando i muri nei musei.

Il dibattito è ormai trentennale e non è la prima volta che irrompe in esso la teologia. Già nel 1995 il primate della chiesa belga, cardinal Daneels, scriveva in una lettera pastorale ai fedeli dell’arcidiocesi di bruxelles: “un nuovo fenomeno è sorto attorno a noi: Sui pannelli segnaletici che dominano le nostre autostrade, nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana su tutti gli edifici e su tutti i muri. I nostri dizionari hanno introdotto queste parole straniere graffiti e tags, questi ultimi sono dei graffiti realizzati rapidamente e i graffiti dei tags nobilitati. Perché questa scrittura codificata per la pubblica via? Per alcuni giovani si tratterebbe di un modo di regolare i loro conti con la nostra civiltà. Perché si tratta di molto di più di un hobby. Grazie ai loro messaggi enigmatici questi giovani stabiliscono la loro microsocietà all’interno della grande. Hanno il loro proprio linguaggio: solo loro possono leggere e capire i loro tags. Di preferenza tracciano il loro segni misteriosi sugli edifici pubblici, perché il loro messaggio è destinato allo Stato. E’ come se emigrassero fuori dalla loro società. Bisogna comprendere che non c’è più speranza all’interno?

La novità è ora che i graffitari interrogano direttamente i teologi. Almeno a dar retta al graffito dio c’è? che domina sulla barriera antirumore dell’A1 dalle parti di casalecchio di reno.